L'ultimo film che ho visto risale giusto a ieri sera:la storia di "Monsieur Ibrahim e i fiori del corano" (Francia, 2003).
Mancano ormai solo cinque giorni all'apertura ufficiale del Carnevale di Viareggio 2007. Il conto alla rovescia è cominciato così come alla rovescia andrà il mondo, almeno a Viareggio, in questo mese di allegria, in cui si potrà, secondo la migliore tradizione, farci beffa dei valori correnti, dei politici e di come va il mondo, sotto la supervisione di Burlamacco sorridente.Molto spesso le fiabe, soprattutto quelle riviste dalla tradizione Disney, hanno una visione manicheista del mondo: il protagonista, personaggio estremamente buono, leale e corretto si scontra con il suo antagonista, il cattivo della situazione, privo di morale e quinta essenza della malvagità.
Rileggendo, tramite la lente d’ingrandimento della psicologia, una fiaba a me cara, quella di Peter Pan, l’eterno bambino, mi sono posta la seguente domanda: Peter Pan e Capitano Uncino sono personaggi così differenti tra loro tanto da essere identificati in due distinti personaggi o sono l’Anima di uno stessa persona? E ancora: può essere considerato Uncino la parte cattiva di Peter?
Secondo la mia lettura, Peter Pan, viene abbandonato, rifiutato dalla madre quando è ancora piccolo. Negando l’evento estremamente negativo che il bambino vive e di cui è cosciente, si crea un mondo tutto suo, l’Isola che non c’è, dove ogni preoccupazione e tristezza è allontanata dalla polvere di fata, da personaggi immaginari e fantastici (le sirene, i pirati….) e da desideri di onnipotenza, quali il saper volare.
Per dimostrare la sua estrema bontà, meccanismo di difesa contro il dato di fatto dell’abbandono materno (la mamma mi ha abbandonato ma non colpa mia perché io sono buono), Peter crea il suo antagonista, la sua Ombra, nel senso junghiano del temine, ovvero il nemico di sempre Capitan Uncino.
Due sono gli aspetti che uniscono questi due personaggi: il tempo e la ferita.
Sia Peter che Uncino sono nemici del tempo: il primo rifiuta di crescere e il secondo teme la morte, personificata dal Coccodrillo ma anche dal suo timore per gli orologi.
Proprio il coccodrillo, per opera di Peter, ha mutilato Uncino della sua mano sinistra, una ferita irreversibile così quanto la ferita che Peter si porta dietro, in seguito all’abbandono della madre che, come dice lui, l’ha dimenticato.
Dunque Peter, secondo questa mia lettura, vogliate rivoluzionaria, vogliate un po’ blasfema ma ad ogni modo una rivisitazione riflettuta della fiaba, scinde l’aspetto negativo di se e lo proietta nel personaggio di Uncino che altro non è che il lato negativo di Peter.
Venerdì scorso ho fatto un bellissimo sogno: entrando da un comune portone mi sono trovata lungo un corridoio che mi ha condotto ad una piccola casina, invisibile ai passanti dalla strada principale ma che, nonostante fino a quel momento non ne fossi a conoscenza, esisteva.
Ad aprirmi fu una dolcissima ragazza che mi fece accomodare, dicendomi che mi aspettava per cena e che altri invitati come me stavano per raggiungerci in quel luogo così nascosto quanto accogliente e speciale.
La tavola era squisitamente apparecchiata e ricordava i colori del Burlamacco, un pezzo di legno straccato dal mare e circondato da conchiglie era il centrotavola; su di esso aveva posato il suo volo un gabbiano.
Gli ospiti cominciarono ad arrivare, l’allegria e il buon umore riscaldarono le mura della casa di Michela, Stella filante e luccicante.
Nel mio sogno c’erano persone conosciute: Paola, fantasiosa cuoca e Michele, incoronato a titolo onorario Viareggino, con acqua del molo di Viareggio, Tiziana, regina della canzonetta, Marinella, bionda spumeggiante, Margherita, effige della Darsena e Stefano, amico e realizzatore di queste meravigliose cene.
A questo elenco di persone straordinarie, nel mio sogno sono comparsi tre nuovi volti: Elena e Claudia, due inaspettate quanto gradite nuove conoscenze con i loro aneddoti e per ultimo ma non ultimo Massimo, portavoce del rione Croce verde.
Le sorprese non sono mancate: dal puzzle Burlamacco per la nuova casa di Michela al Sognalibro che Stefano ha regalato ad ognuno di noi, dal rito d’iniziazione a Michele fino alla stella di mare che ci ha regalato Michela.
Morfeo mi ha poi avvolto e il sogno è svanito nelle ore più tarde della notte.
Al mattino seguente, con il ricordo di aver
fatto un bel sogno, ho deciso di andare sul mare a fare qualche foto e le coincidenze non sono mancate.
Il primo volto che ho visto uscendo di casa è stato quello del Burlamacco su un furgone pubblicitario del Carnevale, una scritta, ormai prossima al mare, “abbasso Lucca” e una volta sul mare, frugando nella mia borsa, la stella che Michela mi aveva regalato.
Ho deciso allora di riconsegnarla al mare sperando che qualcuno possa ritrovarla un giorno e raccontare una storia proprio su quella stella marina, espressione della generosità delle persone che mi circondano, diverse le une dalle altre ma accumunate dall'amore per il mare e Viareggio e per il Carnevale considerando che si è festeggiato con due settimane di anticipo.
Un grazie di cuore a tutti i partecipanti di quella meravigliosa cena, in modo particolare a Stefano che riesce sempre a creare occasioni speciali, a Paola che con le sue cene ci ha “iniziato” e a Michela che ci ha viziato, nell’attesa del prossimo graditissimo incontro.

Tra stanotte e domani si festeggia la Befana, una festa che solitamente lascia un po' l'amaro in bocca (meno male che, se siamo stati buoni durante l'anno, ci lascia anche un po' di dolce) perchè riporta alla realtà quotidiana dopo una quindici giorni di cuccannia e leccornie.