Mi sono resa conto che è dal 25 novembre che non scrivo sul mio blog. In realtà i miei spazi di cratività ci sono stati comunque in questi giorni di assenza attraverso la creazione di molti regali di Natale per i miei amici realizzati da me.
Ecco cosa è successo nel frattempo, oltre ai vari regalini fai da te!
Venerdì 1 dicembre mi è stato chiesta una cronaca della serata “Salviamo il mostro” organizzata dall’associazione Onlus “Giorgio Tazzioli” di Viareggio che ha visto la partecipazione di Roberto Tesi, il quale a macromolecole ci ha raccontato la storia del Manifesto dalla fondazione ai giorni nostri per comprendere gli sviluppi di questa testata giornalistica e i motivi della sua attuale crisi.
Non essendo una giornalista, non sono riuscita a mantenere l’oggettività tipica di una cronaca, riportando rigorosamente i fatti; il resoconto che segue è una mia personale interpretazione simbolica della storia del Manifesto, ricavata dai dati storici che ci sono stati esposti e da me rielaborati secondo la semantica del mare.
Era il 1969. Il vento di cambiamento soffiava nell’aria e il vascello era pronto per lasciare il porto. Nonostante l’equipaggio non fosse preparato alle grandi navigazioni e il vascello non disponesse di tutto il necessario di cui un vera nave avrebbe avuto effettivamente bisogno, le vele si issarono, l’ancora fu levata e la nave, con il vento in poppa, in un clima di euforico entusiasmo e fervore e allo stesso tempo di incertezza del presente per i pochi denari in tasca, salpò con coraggio alla volta dell’oceano.
Il suo carico era uno spartito. Non uno spartito qualunque, era uno spartito che, attraverso le sue note, evidenziava gli aspetti di luce e ombra dello scenario globale; come un faro era il riferimento di molti navigatori.
L’equipaggio era costituito da grandi uomini con un obiettivo comune: solcare i mari e lasciare una scia con i soli mezzi a loro disposizione: una mappa e una bussola.
Da allora il vascello ha sempre traversato mari e oceani, con successo nelle acque pericolose e nelle correnti sconosciute, sornione nelle acque amiche, molto spesso preda degli eventi fasti e nefasti della propria epoca, a volte cambiando nella propria impostazione.
Attualmente il vascello continua la sua rotta ma in una situazione di precarietà, in cui la bussola non sembra più trovare il nord; alcuni marinai hanno dato il loro addio, altre leve si sono aggiunte all’equipaggio, altre ancora sognano di cacciare la balena bianca.
E’ un momento di crisi: le vele non sono più bianche come un tempo, le tavole di legno del pontile sono adesso pesanti e annerite dagli eventi che, travolgendo il destino del vascello, hanno portato il capitano a scelte sofferte ma decisive per l’esistenza stessa dell’imbarcazione.
Non è più l’epoca dei grandi mecenati, re e regine che finanziano le iniziative dei condottieri mettendo a rischio il proprio capitale; il vascello è adesso preda del proprio destino anche se non pochi dalla terra ferma lo sostengono perché credono ancora nella sua missione e desiderano la sua esistenza.
Alcuni pescatori nel porto di Viareggio sostengono che la colpa non è solo dell’epoca e delle contingenze storico-politiche ma risiede nelle scelte stesse del vascello: rotte troppo difficili, problemi di incomunicabilità, discrepanze decisionali e d’impostazione tra i membri dell’equipaggio.
Probabilmente la verità è nel mezzo di queste supposizioni ma il dato di fatto è che la crisi è reale e che, con il sostegno morale e materiale dei pescatori, il vascello è alla sua decisione più importante.