Chi sono

Utente: MorningDew
Nome: Silvia
Conoscete quale sia il vostro vero valore, e non vi perderete.

Lasciate una traccia di voi

utente anonimo in L'arcobaleno dal mio...

Archivio

oggi
dicembre 2007
novembre 2007
ottobre 2007
settembre 2007
agosto 2007
luglio 2007
aprile 2007
marzo 2007
febbraio 2007
gennaio 2007
dicembre 2006
novembre 2006
ottobre 2006
settembre 2006

Partecipano

Scatti fotografici

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Chi è passato di qua

*loading* visitatori
sabato, 25 novembre 2006

Nuove fantasmatiche presenze

Giusto ieri l'altro sera ho visto il film "Il Postino" con Massimo Troisi perchè qualche tempo fa ho letto il libro "Il postino di Neruda" di Antonio Skàrmeta da cui è tratto il film e mi era venuta voglia di rivederlo.
Giovedì è stata una giornata molto intensa, un su e giù da un luogo all'altro (questo per dirvi che non ho avuto modo di guardare un tg o leggere il giornale).
Poco prima di partire con la proiezione del film, scelto non a caso
proprio in quel giorno, vedo al tg alcune immagini del film. Mi insospettisco (tra le altre cose mi stavo asciugando i capelli con il phone e quindi non sentivo il commento). Mah! Vado su internet e che trovo in prima pagina di Repubblica?! Lutto per il mondo del cinema per la perdita di Philippe Noiret (il personaggio che nel Postino interpreta Pablo Neruda).
Come nel caso di Egdard Alan Poe (qualche articolo fa, quasi agli esordi di questo blog) mi piace immaginare che la mia scelta non sia stata casuale ma voluta da qualche fantasmatica presenza (quella di Noiret, perchè no, in questo caso) che mi guida nelle mie scelte. Chissà!
Concludo con questa poesia di Neruda (citata nel libro e nel film) per ricordare questo eccezionale attore.

Nuda sei semplice come una delle tue mani,
liscia, terrestre, minima, rotonda, trasparente,
hai linee di luna, strade di mela,
nuda sei sottile come il grano nudo.

Nuda sei azzurra come la notte a Cuba,
hai rampicanti e stelle nei tuoi capelli,
nuda sei enorme e gialla
come l'estate in una chiesa d'oro.

 Nuda sei piccola come una delle tue unghie,
curva, sottile, rosea finché nasce il giorno
e t'addentri nel sotterraneo del mondo. 

come in una lunga galleria di vestiti e di lavori:
la tua chiarezza si spegne, si veste, si sfoglia
e di nuovo torna a essere una mano nuda.

postato da: MorningDew alle ore 12:55 | link | commenti
categorie: caso o destino
lunedì, 20 novembre 2006

Elling

Venerdì sera ho aggiunto un nuovo film nella mia collezione cinematografica che ho avuto il piacere di gustare presso l'Associazione "L'asino che vola" di Viareggio.
Il titolo è "Elling", pellicola norvegese del 2001 di Petter Naess. Una commedia molto graziosa e fresca con una bellissima fotografia. Il film affronta il tema del reinserimento nella società, dopo due anni trascorsi in un istituto psichiatrico, di due uomini: Elling, nevrotico, segnato dal lutto materno, che come amici ha ansia e capogiri e Kjell Bjarne, suo compagno di stanza, con la fissazione ossessiva per il cibo e le donne.
Aiutati nel loro percorso di reinserimento da un'assistente sociale, i due uomini devono dimostrare di essere autosufficienti nel loro nuovo appartamento di Oslo.
Il film è un crescendo di  comicità che si snoda parallelamente ai miglioramenti che i due amici fanno di giorno in giorno (dall'imparare a rispondere al telefono, al fare la spesa, dall'uscire di casa al parlare con sconosciuti).
Intimamente legati tra loro ed Elling in particolare al nuovo appartamento dal quale inizialmente si rifiuta di uscire (oggetto transazionale, stile coperta di Linus), nonostante le richieste dell'amico, i due uomini riusciranno attraverso i loro nuovi interessi a staccarsi dalle quatro mura in cui vivono e a trovare ciascuno i propri interessi: Elling nella poesia (diventerà "Il poeta dei crauti") e nell'amicizia di un altro uomo ("Ho fatto amicizia con un altro uomo senza l'aiuto del governo") e Kjell Bjarne nell'amore della loro vicina di casa, dalla quale avrà una bambina di cinque chili!
Pieni voti per questo film che ha il vantaggio di affrontare un tema molto importante con coraggio attraverso una sceneggiatura semplice, lineare, senza i tanti lustrini del cinema americano.

postato da: MorningDew alle ore 08:22 | link | commenti (3)
categorie: cinema e psicanalisi
giovedì, 16 novembre 2006

Piccola galleria fotografica del bacio

















"Amore e Psiche" di Antonio Canova (1787-1793)


















 
"Primo bacio" di William A. Bouguereau (1825-1905)















"Il bacio"di Francesco Hayez (1859)













"Il bacio" di Edvard Munch (1892)

















"Il bacio" di Gustav Klimt (1907)














"Gli amanti" di René Magritte (1928)














"Il bacio dell'Hotel de Ville"di Robert Doisneau (1950)


postato da: MorningDew alle ore 13:12 | link | commenti
categorie:

Situazioni in cui non vorresti mai trovarti ma che inevitabilmente non puoi evitare

Ci sono determinate situazioni in cui non vorresti mai, dico mai, trovarti ma che inevitabilmente accadono e mi sento di affermare con una certa sicurezza e plausibile spiegazione logica che ciò sia per una costante di magnetismo tra te e la sfiga. Qualche esempio? (ovviamente il riferimento a fatti e persone non è casuale)
Al distributore automatico di bevande quando, con il sudorino freddo sul collo speri che non sia proprio tu lo scemo di turno a cui gli si rovescia il bicchierino del caffè di fronte ad un auditorium di studenti in pausa che ti notano subito e ti bollano come “il cretino di turno che ha rovesciato il caffè”ma che empatizzano talmente tanto con la tua vergogna che la volta dopo, per ansia da prestazione, inevitabilmente succede anche a loro.
Al ristorante quando rispondi con educazione “altrettanto” a chi ti augura il “buon appetito” e in realtà colui a cui ai rivolto il tuo “altrettanto” è il cameriere che si sta facendo un culo tanto.
A quando, giri per negozi e specchiandoti casualmente in una vetrina ti rendi conto che la cerniera dei tuoi pantaloni è calata. Fai di tutto per non farti notare agendo con disinvoltura, magari fischiettando ma anche lì inevitabilmente vieni sgamato e bollato come maniaco.
A mensa universitaria quando stai per riporre diligentemente il tuo vassoio nella scannellatura del porta vassoi (ci siamo capiti spero, non so come si chiami in italiano), l’unica che ti sembra vuota e invece non lo è. Il vassoio che già occupava il suo posto al momento che inserisci il tuo scivola dalla parte opposta e cade per forza di gravità per terra, generando sul tuo volto  quel classico imbarazzo da figura di m….pubblica.
All’interrogazione di storia dell’arte quando nel pieno della tua spiegazione sui sarcofagi egizi usi un’ espressione del tipo “Il defunto una volta che è morto….” Espressione scettica di chi ti ascolta. Ti giustifichi con te stesso dicendoti che è un rafforzativo per enfatizzare il concetto quello che hai usato, negando che hai dei problemi linguistici ad italiano.
Oppure all’interrogazione di biologia durante la quale spieghi con una certa disinvoltura e sicurezza che l’uomo erectus si chiamava così perché aveva una maggiore “erezione”.
?!?!?! Vorresti sprofondare. Ti capisco.
Sempre all’interrogazione di biologia (materia particolarmente stimolante per determinate figurette) in cui sempre con la solita disinvoltura che ti contraddistingue affermi che la temperatura corporea è di circa 36 gradi mentre nei testicoli (avresti voluto e dovuto dire è di tre gradi inferiore, approssimativamente 33 gradi) è -3 e il prof con la sua ironia esclama: “E che è! Ho le palle sotto ghiaccio!?”(questa gag è mia).

Alla tua prima lezione come docente all’università, in un’aula stracolma di studenti che ti stanno aspettando. Percorri tutto il corridoio centrale, tutti gli occhi sono su di te. Ce l’hai quasi fatta. Tra pochi secondi poserai il tuo sedere su quella sedia dietro la cattedra che definisce il limite fra te illustre docente e quella schiera di pezzenti studenti che ti stai lasciando alle spalle. Gli ultimi passi e…cosa?! Lo so che non te ne sei reso conto ma sei disteso per terra. Ehi si, sei inciampato come un cretino sulla tua pancetta generando una sindrome collettiva e convulsa di mal di pancia dalle risate.
Quando sei a teatro a vedere una pallosissima "Vita di Galileo" di Bertol Brecht e nell'intervallo vai da un ragazzo rasta seduto poche file dietro te che la tua amica ha notato. Ti fai portavoce dei sentimenti della tua amica e gli vai a chiedere il suo nome e "lui" ti risponde "Sandra"(anche questa è mia). Torni dalla tua amica mantenendo un certo contegno e poi scoppi a ridere.
Concludo con questa vignetta di Charlie Brown l'elenco di situazioni scomode e inevitabili ma altrettanto divertenti che la vita ti offre e che danno un sapore diverso ai tuoi giorni.

Charlie:"Sto aspettando S. Valentino"
Mafalda:"Buona fortuna allora"
Charlie:"Grazie"
Mafalda:"Ne hai bisogno!"
Charlie:"Non avresti dovuto dirlo!!"


postato da: MorningDew alle ore 08:56 | link | commenti (2)
categorie: persone
martedì, 14 novembre 2006

Il potere curativo della musica

Sono appena tornata da un corso di aggiornamento di psicologia della Ausl dove sto facendo tirocinio. Il tema affrontato oggi è stato la psicoterapia familiare. Uno dei contributi più interessanti è stato offerto da due giovani psicologhe che ci hanno presentato uno spezzzone del documentario "La storia del cammello che piange" a testimonianza della loro attività di terapia familiare parallela al lavoro di questa piccola comunità del deserto del Gobi di presa in carico di un essere  che ha bisogno di aiuto.
Il film, ambientato nel deserto del Gobi, vede la nascita dei cuccioli di cammello  e il rifiuto da parte della madre dell'ultimo piccolo perché albino.
Il lamento della madre, che ricorda un vero e proprio pianto umano, e il suo rifiuto nei confronti del figlio, nonostante i numerosi tentativi degli allevatori verso una riconciliazione tra i due, sono veramente toccanti.
Sarà il potere taumaturgico della musica, attraverso un rito officiato da un violinista fatto venire appositamente dalla città più vicina a condurre alla pacificazione: il suono dello strumento e della voce riusciranno a far piangere la madre del piccolo cammello albino e ad accettarlo come figlio.

Questo film nasce dalla collaborazione fra la mongola Byambasuren Davaa e l'italiano Luigi Falorni. L'idea di partenza è venuta a Davaa, originaria di una famiglia nomade della Mongolia, per illustrare un rito ancora diffuso nella tradizione locale, ovvero l'utilizzo della musica per superare i traumi che la dura vita nel deserto riserva agli animali: "Non ci sono testi cantati durante il rituale. E' una ripetizione continua delle lettere 'Hoos'  - spiega la regista - Questa parola non ha un significato, solo un effetto. E ci sono suoni diversi per animali diversi. Le pecore, per esempio, sono commosse dalle lettere 'Toig'. I suoni vengono ripetuti molte volte. Non so come si sia sviluppata questa tradizione, ma i nomadi lo hanno sempre fatto in questo modo. Forse la musica fa sentire gli animali più vicini agli uomini".



postato da: MorningDew alle ore 14:26 | link | commenti
categorie: occasioni speciali
lunedì, 13 novembre 2006

Dov'è finito Woody Allen?

Dopo aver visto Match Point (2005), l'ultimo film di Woody Allen non posso che domandarmi DoVe E' FiNiTo Il BuOn WoOdY AlLeN ? Ho visto abbastanza suoi film da poter dire che il mio amatissimo regista deve essersi proprio bevuto un frullato di amara erba di campo per essere diventato così cattivo e cinico,  per aver pensato ad una così impensabile e ingiusta fine del film.
Niente nevroticismi conclamati, niente fobie per il sesso, niente lettino da psicanalista tanto odiato, niente trasformismi e balbuzie, niente ebrei e rapporti complicati fino all'assurdo, niente humor alla sua maniera.
Niente di niente!
Beh, lo so, sono stata dura con te Woody, ti sei già messo le mani nei capelli a sentire le mie opinioni da critica cinematografica allo sbaraglio, corrucci le spalle e ti nascondi dietro le lenti dei tuoi occhiali giganteschi con quegli occhietti a cane bastonato! Rilassatri e non somatizzare come Zelig!
Se per un attimo ti ascolto sento la tua vocina balbuziente che inizia a giustificarsi con frasi del tipo "Ma vedi il mio psicanalista crede che per me sia meglio questo genere di film, meno impegnato, un pò più cinema hollywoodiano...ma che dico...a volte non so neanche io che cosa mi frulla per la testa...com'è complicata la vita, Silvia!"

E allora ti dico di fregartene del tuo psicanalista e di fare i film che hai sempre fatto con quell'incalzante ritmo di dialoghi e di nevroticismi, per dirla a modo tuo, "da far venire un'emicrania".
D'altronde sei fatto così, i personaggi dei tuoi film sono un pò il riflesso di te stesso così confuso anche nell'aspetto, così ecclettico e scettico di tutte le banalità che ci circondano e allora  coraggio manda a quel paese il tuo nuovo psicanalista, del resto "Tu non hai niente che non si possa curare con il proxac e una mazza da golf"(citazione da "Misterioso omicidio a Manhattan", Woody Allen).



postato da: MorningDew alle ore 16:27 | link | commenti (1)
categorie: cinema e psicanalisi